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I LOVE MY AIR: AGENZIA MOBILITÀ SPERIMENTA LE FERMATE CHE RESPIRANO

I LOVE MY AIR: AGENZIA MOBILITÀ SPERIMENTA LE FERMATE CHE RESPIRANO

Il servizio di trasporto pubblico di Reggio Emilia si rinnova promuovendo fermate con tecnologie capaci di ridurre la quantità di sostanze inquinanti presenti nell’aria, in modo ecologico e intelligente.

REGGIO EMILIA, 29 OTTOBRE 2019 – Agenzia Mobilità, in collaborazione con Urban Design, azienda operante nel settore del Marketing e della Comunicazione, presenta un progetto unico e innovativo per la città di Reggio Emilia: in via sperimentale 10 pensiline presenti sul territorio comunale saranno dotate di pannelli realizzati con theBreath®, un rivoluzionario tessuto multistrato progettato per ridurre l’inquinamento atmosferico prodotto da smog, riscaldamento e emissioni industriali. L’obiettivo è quello di migliorare la qualità dell’aria della città attraverso un’azione integrata che coniughi i temi dell’ambiente e della mobilità.

“Ci siamo posti l’obiettivo di conciliare, su strutture esistenti, forme di comunicazione con tecnologie che, allo stesso tempo, contribuiscano a migliorare la qualità dell’aria”, ha dichiarato Michele Vernaci, Amministratore Unico di Agenzia Mobilità, “una soluzione energy free efficiente e proiettata al futuro”, ha proseguito, citando l’azienda produttrice, “in linea con le attuali politiche sociali ed energetiche”.
Questo è l’inizio di alcuni interventi che Agenzia sta mettendo in campo non solo per migliorare la qualità dell’aria, ma anche per ottimizzare l’accessibilità al trasporto pubblico.
Agenzia, infatti, ha attivato un programma di rinnovo e nuove installazioni delle infrastrutture al servizio del trasporto pubblico locale su tutto il territorio provinciale.

“Abbiamo scelto di sostenere questo progetto perché qualsiasi intervento che abbatta gli effetti dell’inquinamento va sostenuto. La situazione di costante emergenza che viviamo nella pianura padana impone scelte a tutti i livelli e questa iniziativa può dare il proprio contributo creando un positivo esempio da replicare ovunque”, dichiara l’Assessore alla Mobilità del Comune di Reggio Emilia, Carlotta Bonvicini.

“Bello sapere che, da oggi, la nostra tecnologia contribuisce a rendere più pulita e pura l’aria di questa meravigliosa città. È risaputo: viviamo in un mondo circondato dallo smog: sconfiggerlo al 100% è ancora difficile, ma combatterlo è possibile. E la tecnologia oggi può darci davvero una mano in tal senso. I nostri sforzi sono tesi a progettare e sviluppare soluzioni capaci di migliorare sensibilmente la qualità dell’ambiente che ci circonda. Una è la nostra mission: aiutare le persone a vivere in un habitat più sano, sicuro e sostenibile” sottolinea Gianmarco Cammi, Direttore Operativo di Anemotech.

Le fermate sulle cui strutture verrà installato il pannello per la prima sperimentazione, sono le seguenti:
– Porta S.Stefano, Viale Timavo
– Viale Timavo, clinica Villa Salus
– Ludovico Ariosto, fronte Bar
– Viale Montegrappa, Piazza Diaz
– Viale dei Mille, Piazza Diaz
– Viale Monte Grappa Porta S.Pietro
– Viale dei Mille, Porta S.Pietro
– Viale Piave, Caserma Polizia
– Viale Isonzo, Porta via Roma
– Viale Risorgimento, Ospedale

L’intero progetto è finanziato da Centro Palmer S.r.l.

Maggiori informazioni sul progetto sul sito www.am.re.it e www.reggiosera.it

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…il dolore alla base del pollice potrebbe essere RIZOARTROSI?

DOLORE ALLA BASE DEL POLLICE?
IL DOLORE È PRESENTE ANCHE A SVOLGERE LE PIÙ COMUNI ATTIVITÀ DELLA VITA QUOTIDIANA (COME GIRARE LA CHIAVE NELLA SERRATURA O SVITARE UN COPERCHIO)?

POTRESTI SOFFRIRE DI RIZOARTROSI

Che cos’è?
La rizoartrosi è l’artrosi che coinvolge l’articolazione trapezio-metacarpale, situata alla base del pollice; più frequente nel sesso femminile, i primi sintomi possono manifestarsi già dopo i 40 anni.
È una patologia degenerativa caratterizzata da fasi di dolore intermittente, associato a perdita di forza nella presa e dalla successiva progressiva deformità articolare, con riduzione della capacità di movimento del pollice.
L’origine è multifattoriale: familiarità, attività lavorative ripetitive ed usuranti, fattori ormonali (cambiamenti post-menopausali) possono essere predisponenti.
Una delle ipotesi possibili è che l’aumento della lassità legamentosa, che col tempo si manifesta con la classica sublussazione e la deformità dell’articolazione trapezio-metacarpale, determini l’usura della cartilagine articolare, con comparsa di dolore.

Si può prevenire?
Come tutte le patologie degenerative su base artrosica, questa ha un andamento progressivo.
Nelle fasi iniziali l’uso di un tutore in termoplastica costruito su misura permette di stabilizzare e mettere a riposo l’articolazione del pollice; le modalità di costruzione ed i tempi di mantenimento del tutore variano a seconda della gravità del quadro clinico e del dolore percepito.
Il suo utilizzo eventualmente abbinato a fans e/o terapie fisiche permette di ridurre notevolmente gli episodi dolorosi e nei casi iniziali consente lunghi periodi di remissione completa del dolore.

Tutore Rizosplint costruito Centro Palmer Fig 1

1. Tutore Rizosplint

 

Tutore Rizosplint Corto costruito Centro Palmer Fig 2

2. Tutore Rizosplint corto

 

Come si fa la diagnosi?
L’ esame clinico e la localizzazione del dolore sono caratteristici, è difficile confonderli con altri dolori al pollice nelle regioni adiacenti, dovuti per esempio al pollice a scatto o alla tendinite di De Quervain.
L’ esame clinico va completato da una semplice radiografia del polso con proiezione per l’articolazione trapezio-metacarpale, che non solo conferma la presenza dell’artrosi ma ci consente di stadiarla.

È vero che bisogna convivere con il dolore e non c’è rimedio?
Quando il dolore diviene più frequente e le terapie conservative non sono più efficaci può essere utile ricorrere a cicli infiltrativi con acido Hyluronico oppure nelle fasi più avanzate di cortico-steroidi, che possono essere ripetuti più volte.
Bisogna ricordare che queste sono terapie palliative che possono dare periodi di benessere seppur transitori.

Quando rivolgersi al Chirurgo della mano?
Quando compare un dolore alla base del pollice di difficile remissione, oppure quando ormai il paziente ha eseguito già tutti i trattamenti sopra elencati ed il dolore è divenuto persistente e invalidante (da almeno ai 6 mesi).

In cosa consiste il trattamento chirurgico?
Il trattamento chirurgico è variabile a seconda del sesso, dell’età, dell’attività lavorativa e dallo stadio dell’artrosi del paziente.
Lo stadio radiografico è molto importante per decidere la strategia chirurgica.
Negli stadi più iniziali ( Stadio 2 ) sono state suggerite diverse opzioni, dalla resezione parziale del trapezio all’interposizione di spaziatori articolari; 
negli ultimi anni hanno preso sempre più spazio tecniche mini invasive, come la sinoviectomia artroscopica dell’articolazione trapezio-metacarpale, che consente di asportare il tessuto infiammatorio articolare e l’iniezione di cellule adipose, prelevate dall’addome ed infiltrate con ottimi risultati clinici duraturi nel tempo, che non pregiudicano la possibilità di eseguire tecniche chirurgiche più invasive se il progredire dell’artrosi e del dolore lo richieda.

Intervento Mano Centro Palmer Fig 3
Intervento Chirurgico Mano Centro Palmer Fig 4

Per le fasi più avanzate (Stadio 3/4) invece le tecniche utilizzate sono differenti e più invasive:
Artrodesi della trapezio-metacarpale, ovvero la fusione del trapezio con la base del primo metacarpo stabilizzati tramite mezzi metallici (fili di Kirchner, cambre metalliche o placche e viti) previa asportazione delle superfici articolari degenerate. Tale intervento riduce l’arco di movimento del pollice, mantenendolo in range che consentano la completa funzione e preservando la piena forza di presa; risulta per questo essere indicato per pazienti di sesso maschile che svolgono attività di sforzo manuale intenso. Negli anni questa variante chirurgica può predisporre ad artrosi delle articolazioni adiacenti ed è un intervento contro-indicato se già presente artrosi scafo-trapezio-trapezoidale.
Protesi articolari, con risultati non sempre brillanti a causa di bassa durata dell’impianto e complicanze (rigidità, mobilizzazione, dolore cronico etc.)
Trapeziectomia ed artroplastica in sospensione, risulta essere ad oggi l’intervento meglio conosciuto con risultati soddisfacenti e duraturi nel tempo, particolarmente indicato nei pazienti di sesso femminile che non svolgono attività manuali pesanti. 
La tecnica chirurgica spesso utilizzata consiste in una piccola incisione sul dorso del primo raggio di circa 1,5 cm, nell’asportazione dell’osso trapezio ed interposizione di una bandelletta del tendine abduttore lungo del pollice ancorata mediante più passaggi al tendine flessore radiale del carpo, creando una sospensione che nel tempo si riempirà di tessuto fibroso formando una neo-articolazione non dolente che impedisce il collasso del 1° metacarpo, consentendo di mantenere la completa mobilità articolare del pollice ed una discreta forza di presa.

Intervento Mano Centro Palmer Fig 5
Disegno Intervento Centro Palmer Fig 6
Lastra Post Intervento Centro Palmer Fig 7

L’intervento di trapeziectomia è eseguito in anestesia di plesso brachiale e richiede una notte di ricovero.
Il paziente rimane immobilizzato con un tutore statico di polso e primo dito per circa 3 settimane a seguito delle quali inizia la fisioterapia ed il progressivo svezzamento dal tutore, accorciato a semplice rizosplint, fino alla sua rimozione completa nell’arco di 8 settimane post-operatorie.
Chiaramente come in tutti gli interventi possono esservi delle complicanze e richiede da parte del paziente un periodo di convalescenza ed un certo impegno nella rieducazione fisioterapica, pertanto è sempre di fondamentale importanza prima di ricorrere alla chirurgia un dialogo chiaro ed esplicativo fra chirurgo e paziente, e una buon grado di motivazione e collaborazione da parte di quest’ultimo al successivo percorso post-operatorio.

Dott.ssa Antonia Russomando, Chirurgo della Mano
Dott.ssa FT Sara Chiesa, fisioterapista spec. in riabilitazione della mano e arto superiore

…il dolore alla base del pollice potrebbe essere RIZOARTROSI?
…i tutori per la mano post-intervento o trauma li realizziamo su misura?

…i tutori per la mano post-intervento o trauma li realizziamo su misura?

HAI SUBITO UN INTERVENTO, UN TRAUMA O HAI DOLORE ALLA MANO?

Il TERAPISTA della MANO è un terapista specializzato nella riabilitazione della mano e arto superiore in grado di personalizzare per ogni caso clinico (post-chirurgico o post-traumatico) un preciso PERCORSO RIABILITATIVO volto ad accelerare i tempi di recupero, prevenire o trattare eventuali complicanze; si avvale della capacità di costruire TUTORI su misura come parte integrante del trattamento conservativo o post-chirurgico delle principali patologie della mano, spesso costruiti anche in sostituzione della valva gessata post-chirurgica per consentire una più facile gestione terapeutica.

Foto di alcuni dei tutori costruiti:

Tutore Rizosplint costruito Centro Palmer Fig 1

1. Tutore Rizosplint

Tutore Rizosplint Corto costruito Centro Palmer Fig 2

2. Tutore Rizosplint corto

Tutore Statico polso e I° dito Centro Palmer Fig 3

3. Tutore statico di polso e I° dito

Tutore Statico polso costruito Centro Palmer Fig 4

4. Tutore statico di polso

Tutore Munster Splint costruito Centro Palmer Fig 5

5. Tutore Munster Splint

Il terapista della mano grazie alla stretta collaborazione con gli specialisti in chirurgia della mano presenti sul territorio, manterrà aggiornato lo specialista circa l’andamento del paziente anche tramite precise valutazione goniometriche, della sensibilità o della forza, al fine di certificare i progressi ottenuti durante il percorso riabilitativo e segnalare eventuali complicanze.

Dott.ssa FT Sara Chiesa, fisioterapista spec. in riabilitazione della mano e arto superiore

Dott.ssa Antonia Russomando, Chirurgo della Mano

Centro Palmer. La tua Salute merita il Meglio.

 

…la NUTRIZIONE costituisce un aspetto importante per l’ATTIVITÀ FISICA?

Quando si pratica attività sportiva, sia a livello professionale, sia a livello amatoriale, è molto importante adottare una corretta alimentazione, prima durante e dopo l’attività.
La scienza dell’alimentazione applicata all’esercizio fisico e, quindi, allo sport ha origine in tempi antichissimi. Oggi possiamo affermare con sicurezza che la nutrizione costituisce un aspetto cruciale per la prestazione fisica: fornisce il carburante per il lavoro biologico e permette l’utilizzo del potenziale energetico contenuto negli alimenti.

DIETA BILANCIATA + IDRATAZIONE OTTIMALE + CONDIZIONI PSICO-FISICHE ECCELLENTI

dell’atleta sono le tre componenti indispensabili per tutelarne e promuoverne la salute. 
Ogni volta che mangiamo, introduciamo nel corpo i cosiddetti macronutrienti. Carboidrati (detti anche zuccheri), lipidi (o grassi) e proteine forniscono l’energia necessaria al mantenimento delle funzioni corporee a riposo e durante l’attività fisica. Questi macronutrienti svolgono il ruolo di carburante biologico e, inoltre, hanno la funzione plastica (ossia mantengono l’integrità strutturale del nostro corpo).
La dieta corretta è sempre quella personalizzata alle proprie esigenze, ai propri ritmi metabolici, alla propria struttura corporea, alla percentuale individuale di massa grassa/magra. Tale discorso è più valido anche per lo sportivo. Chi pratica un’attività che comporti un intenso impegno muscolare ha bisogno di seguire un regime alimentare adeguato alle proprie esigenze.
Solo in questo modo è possibile ottenere i massimi benefici possibili dalla attività svolta e incrementare la performance dell’atleta.

Centro Palmer. La tua Salute merita il Meglio.

…la NUTRIZIONE costituisce un aspetto importante per l’ATTIVITÀ FISICA?
…è importante preservare la fertilità femminile? Conosci il “Social freezing”?

…è importante preservare la fertilità femminile? Conosci il “Social freezing”?

I dati forniti dall’ISTAT non lasciano spazio ad interpretazioni: l’Italia è in recessione demografica.
Il calo numerico delle nascite, ormai dal 2015, risulta infatti statisticamente significativo e paragonabile, tornando ad inizio secolo, solamente a quello registrato nel biennio 1917-1918: periodo storico segnato dalla Prima Guerra Mondiale e dai drammatici effetti successivi all’esplosione dell’epidemia di febbre “spagnola”.
Secondo i dati relativi al 2018, gli uffici dell’anagrafe segnalano 140.000 nascite in meno rispetto a quelle fotografate un decennio prima, nel 2008. Per rendere più comprensibili questi valori numerici assoluti, è emblematico sottolineare che il 45% delle donne italiane comprese tra i 18 e i 45 anni non ha ancora avuto figli. Questo dato è paradossale se lo si confronta con quello che riguarda la volontà degli individui presi a campione: meno del 5%, infatti, dichiara che “l’avere figli non rientra nel proprio progetto di vita”.

Grafico n° 1 ISTAT 2018 Centro PMA Palmer
Grafico n° 2 ISTAT 2018 Centro PMA Palmer

La tendenza, quindi, rappresenta un campanello d’allarme sociale che mette in evidenza, nella maggior parte dei casi presi a campione, l’impossibilità (e non la volontà) di pensare ad una gravidanza nella fascia d’età in cui la donna è maggiormente fertile. I giovani, infatti, escono dalla famiglia sempre più tardi (più del 50% dei giovani tra 20 e 35 anni vive con almeno un genitore) e si trovano a sperimentare percorsi di vita meno lineari rispetto al passato: questo, fondamentalmente, a causa delle condizioni economiche specifiche in cui gli stessi sono inseriti.
Diventa quindi fondamentale preservare la fertilità femminile in una fascia di età in cui la donna è maggiormente fertile: possibilmente entro i 35 anni; comunque non oltre i 40 anni.

Il “social egg freezing”, letteralmente la crioconservazione della cellula uovo per motivi sociali, è una risorsa concreta cui le donne possono accedere sia per i motivi sopra-elencati sia per motivi prettamente medici: è il caso, infatti, di:

– terapie e interventi potenzialmente demolitivi della riserva ovarica (patologie neoplastiche);
– patologie che impoveriscono la riserva ovarica (come, ad esempio, l’endometriosi);
– presenza di valori indicativi di ridotta riserva ovarica;
– casi di familiarità di menopausa precoce in famiglia.

Il programma che porta alla crioconservazione degli ovociti si declina come una classica tecnica di Fecondazione Assistita e prevede:

1. Colloquio con uno specialista di medicina della riproduzione che prescriverà esami diagnostici e infettivologici volti alla valutazione dell’idoneità del soggetto.
2. Definizione di un protocollo di stimolazione ovarica il cui obiettivo è quello di recuperare un congruo numero di ovociti.
3. Prelievo degli ovociti realizzato in regime di day-surgery con una blanda sedazione.
4. Crioconservazione degli ovociti mediante tecnica di vitrificazione (un congelamento ultrarapido) e stoccaggio in azoto liquido (a -196 °C).

Quello che spaventa le donne nell’affrontare questo percorso è sostanzialmente il fatto di doversi sottoporre a un protocollo di stimolazione ormonale: a questo riguardo, ricordiamo che i farmaci sono utilizzati in dosi che, è stato dimostrato, non sono in alcun modo correlabili con l’insorgenza di patologie secondarie.
Un altro ostacolo potrebbe essere rappresentato dal costo di accesso alla tecnica: nei centri privati, il prezzo da pagare oscilla tra i 6.000-10.000 U.S.D. degli Stati Uniti (dove peraltro, insieme ad Israele, la tecnica è molto più diffusa che nel resto del Mondo) ai circa 4.000 Euro dei centri di Fecondazione Assistita europei.
Coerentemente con la mission aziendale (che prima del trattamento dell’infertilità di coppia prevede la prevenzione e la diagnosi della stessa), il Centro Palmer di Reggio Emilia, da 33 anni operante sul territorio, ha deciso di realizzare un programma di Social Freezing ad un costo sostenibile per quella popolazione di donne interessate concretamente alla prevenzione della propria fertilità.

Crioconservare gli ovociti entro i 35 anni, inoltre, garantisce (mediamente) ottimi risultati qualora fosse necessario ricorrere allo scongelamento degli stessi: grazie alla tecnica di vitrificazione e successivo “thawing”, è possibile ottenere un tasso di sopravvivenza allo scongelamento di oltre il 90% che, sommato al tasso medio di fecondazione realizzabile con Tecnica ICSI, si traduce in una percentuale di gravidanza cumulativa di circa il 50%. Cioè, lo stesso tasso di gravidanza ottenibile con Ovociti Vitrificati appartenenti, ad esempio, ad una Donatrice di Ovociti.

Quest’ultimo aspetto, senza dimenticare il concetto basilare di prevenzione, sarebbe da estendere in campagne informative: qualora una donna decidesse, infatti, di provare a concepire dopo i quarant’anni, andrebbe inevitabilmente incontro a ritardi e fallimenti con un aumento dei costi economici sia per sé che per il Sistema Sanitario Nazionale.

E’ doveroso, per concludere, che si informi la popolazione femminile circa le opzioni che l’innovazione scientifica rende oggi disponibili allo scopo di preservare la fertilità femminile a beneficio futuro.

…la Fecondazione Assistita è una soluzione all’infertilità?

ALLARME INFERTILITÀ: LA FECONDAZIONE ASSISTITA È UNA SOLUZIONE

Negli ultimi anni, sempre più spesso si sente parlare di “calo delle nascite”, “allungamento dell’età riproduttiva”, “crisi della natalità” e “infertilità”.

L’Italia è uno tra i paesi europei con il più basso indice di natalità (solo 464.000 bambini nati nel 2017) ed è tra quelli nei quali l’età media per la prima gravidanza risulta più alta: 31,8 anni. Quindi, in Italia si fanno pochi figli e in età riproduttiva avanzata, un fattore che influisce sulla fertilità e diminuisce le probabilità di concepimento. 
Questa tendenza, molto frequentemente, è determinata da scelte di carattere volontario che scaturiscono dalla precarietà economica e dalla diversa concezione di famiglia che spinge a stabilizzare una relazione sempre più tardi.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l’infertilità una vera e propria patologia che viene definita come “l’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti non protetti”.
 Oggi, questa condizione riguarda circa il 15-20% delle coppie nel mondo. Le cause di infertilità si ripartiscono in maniera equa: nel 37% dei casi la causa è legata a problemi femminili (ad esempio endometriosi, alterazioni delle tube di Falloppio, sindrome dell’ovaio policistico, irregolarità del ciclo mestruale ecc.); nel 29% a fattori maschili (come anomalie nelle caratteristiche del liquido seminale in termini di numero, motilità e morfologia degli spermatozoi; varicocele; infezioni, fattori genetici ecc.); nel 18% dei casi riguarda entrambi i partner. Infine, il restante 16% comprende situazioni etichettate come “infertilità idiopatica o inspiegata” in cui non si riesce a identificare una causa apparente responsabile di ridotta o assente fertilità.

Da questa premessa, dunque, risulta evidente che tra le coppie italiane l’infertilità è in costante aumento. Di conseguenza, per molte coppie e cittadini la soluzione è rappresentata dall’accesso alla Fecondazione Assistita.

Rivolgendosi a un Centro specializzato in Fecondazione Assistita, una volta diagnosticate le cause effettive di infertilità, è possibile scegliere il percorso più adatto e iniziare un trattamento idoneo e personalizzato.

Indipendentemente dal protocollo clinico stabilito e dalla Tecnica di Inseminazione scelta (Tecniche di I o II Livello, Omologhe o Eterologhe), la strategia terapeutica attuata, ovviamente, ha come obiettivo quello di coronare il desiderio di genitorialità di chi temeva di dover rinunciare ad avere figli.

Nell’ambito della PMA da più di 30 anni opera attivamente il Centro Palmer di Reggio Emilia che, sotto la guida e l’esperienza della Dottoressa Maria Grazia Torelli, fornisce supporto a numerose coppie sia emiliane che provenienti da altre regioni d’Italia.
Per consultare più dettagliatamente i risultati ottenuti dal Centro Palmer è possibile visitare il sito: www.pma.centropalmer.it

 

…la Fecondazione Assistita è una soluzione all’infertilità?